Gianfranco G. "da vita Cattolica"

 

FERRANDO GARGANO "L'indemoniato"

 

Ai turisti che visitano la nostra Città Murata vengono spesso proposte dalle nostre guide turistiche alcune

leggende che fanno parte oramai della tradizione orale di Pizzighettone,

come la storia del drago "Taranto" o del fantasma del governatore Giovanni "Senzatesta".

Questa volta vogliamo raccontarvi la storia del tagliaborse Gerolamo e dell'energico esorcismo subito da

Ferrando Gargano da parte di frate Antonio da Calcio.

 

Le memorie storiche di Pizzighettone testimoniano che il fiscalismo nelle " Historie Belli spiriti nefasti" dell'anonimo Pascalismo della dominazione spagnola causò una miseria spaventosa, stampato nel 1723 da Mario Bernardoni di Milano. I tributi e le gabelle fioccavano a getto continuo, cui sono sintetizzati alcuni sconvolgenti episodi cinquecenteschi cosicché l'economia locale subì un tracollo gravissimo, rischi nei settori del possesso demoniaco e dell'esorcismo. Inschiando la paralisi. La gente lavorava dall'alba al tramonto fatti, l'anima dannata del brigante, che non aveva avuto seper pagare le tasse e non le restava il sufficiente per vivere. La fame popolò di bande di disperati i boschi della zona, rendendo oltremodo avventuroso qualsiasi viaggio. Un vero flagello! Tutte le strade erano infestate da banditi, vagabondi e malviventi (come compare in alcuni verbali del Consiglio Comunale: verbale 14 gennaio 1514, verbale 25 luglio 1608), che prosperavano malgrado le continue grida emanate dai regnanti. Si raccomandava alle guardie attenzione severa e diligente, agli uomini di scorta di armarsi a dovere, perchè viaggiare potesse essere sicuro. Chi riusciva ad ammazzarne uno oppure a consegnarlo vivo nelle mani della giustizia veniva generosamente premiato. La vita umana, malgrado la presenza della Chiesa, valeva quanto quella di un animale. II primo di questi temibili tagliaborse si chiamava Gerolamo e agli inizi del 1530 nascosto con la sua banda nei boschi di Gera, tendeva agguati alle imbarcazioni ed anche ai viandanti che tentavano di raggiungere Lodi. Un giorno l'audacia di Gerolamo e dei suoi masnadieri superò ogni limite: infatti, la banda assaltò una carrozza, su cui si trovavano due nobili e due gentildonne e sbaragliò la scorta formata da sei soldati a cavallo e da un ufficiale spagnolo. Questo fatto sconcertò tutta la popolazione e la stessa guarnigione spagnola a tal punto che Ferrando Gargano, castellano "pro tempore", decise di rastrellare immediatamente, con una quarantina di armati a cavallo, la zona dell'assalto: uscito dalla cittadella alle prime luci del giorno, ebbe la fortuna di sorprendere nel sonno l'intera banda. Per il brigante Gerolamo vi fu giustizia sommaria: venne impiccato al ramo più grosso di una quercia, senza poi dargli sepoltura. I suoi fidi vennero rinchiusi nelle segrete del castello e successivamente impiccati sulla Piazza darmi. Purtroppo accadde un fatto sconcertante, come viene raccontato nelle " Historie Belli spiriti nefasti" dell'anonimo papiense, stampato nel 1723 da Mario Bernardoni di Milano, in cui sono sintetizzati alcuni sconvolgenti episodi cinquecenteschi nel settore del possesso demoniaco e dell'esorcismo. Infatti, l'anima dannata del brigante, che non aveva avuto sepoltura, si impossessava puntualmente ogni martedì (giorno in cui era stato impiccato il Gerolamo) di Ferrando Gargano, che subiva una metamorfosi, passando dal comportamento di persona onesta e caritatevole a manifestazioni di violenza e ferocia verso tutti. II Gargano proveniva da una nobile famiglia di Aversa, fedele alla causa di Carlo V ed era di stanza a Pizzighettone dall'epoca della prigionia di Francesco I, governando il paese con criteri di comprensione e giustizia. II parroco Gian Giacomo Cipelli riuscì a convincere il Gargano ad incontrare un esorcista, per cui venne chiamato frà Antonio da Calcio, del convento domenicano di Bergamo, noto in tutta la Lombardia per i successi che aveva ottenuto nelle pratiche per allontanare la presenza dei demoni e di anime di morti dai corpi di creature viventi. Giunto a Pizzighettone, il frate attese il martedì e all'alba di tale giorno si fece rinchiudere con Ferrando in una sala del castello ed incomincio la sua missione, che viene raccontata dettagliatamente nel libro dell'Anonimo Papiense, già citato. Ma il risultato finale si ebbe solamente quando il frate, impugnato un randello, si mise a legnare' di santa ragione la schiena del castellano. AI termine della giornata l'esorcismo era riuscito, anche se per alcuni giorni il Gargano dovette restare a letto per le randellate prese. Ferrando Gargano è ricordato nell'epigrafe murata sul pilastro esterno del lato destro della capella della Madonna del rosario. L'epigrafe è la più antica delle otto rimaste nella chiesa di san Bassiano: risale al 1532 quando era parroco Gian Giacomo Cipello, che stimava il Gargano e gli fu di grande aiuto con i suoi prudenti consigli nella vicenda dolorosa, appena descritta.

 

 

 

 

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