Pizzighettone è un ridente e vetusto paese attraversato dal fiume Adda, che lo divide da secoli in due rioni: Pizzighettone sulla sponda sinistra e Gera sulla sponda destra. Il suo illustre passato è testimoniato da un'imponente cinta muraria. Favorito dalla sua posizione nella duplice funzione di luogo di commercio e di baluardo di difesa, è stato abitato sin dai tempi più remoti. È tradizione che il paese sorgesse sull0'area dell'antichissima città etrusca di Acerra che, occupata in seguito dai Galli, venne distrutta dai Romani e ricostruita, mutando il nome in Forum Juguntorum, mentre la denominazione di Acerra restava alla parte sulla riva destra del fiume trasformandosi in Gera. I reperti rinvenuti, purtroppo mai con sistematica ricerca, avvalorano le notizie sovraesposte. Nell'età feudale, in Lombardia, le guerre più sanguinose furono quelle fra Milano, Lodi e Cremona. I cremonesi munirono i loro confini di capisaldi fortificati: Pizzighettone, per la sua posizione strategica e per il fatto di confinare ad ovest con il potente comune di Milano, fu il primo sito a necessitare di un assetto difensivo imponente. Nel 1133 eressero qui un castello, le cui salde torri sorvegliavano il passo sull'Adda. Per anni durarono contese battaglie, finché nel 1319 i Visconti di Milano conquistarono Cremona, rinsaldarono le difese del borgo con una solida cinta di mura che, successivamente ampliate e rafforzate, resistettero per secoli ad innumerevoli assedi. Ancora oggi Pizzighettone si vanta della cinta muraria più completa e conservata della Lombardia, l'unica la cui struttura è quasi intatta, per cui assume notevole importanza dal punto di vista storico-monumentale. Dell'antico castello, invece, restano solo due torri. La meglio conservata, intatta e appena restaurata, eretta a simbolo della cittadina rivierasca è la Torre Del Guado, che ospitò il prigioniero di Carlo V, Francesco I di Valois, re di Francia. Vi rimase per tre mesi, dopo la sconfitta subita nella battaglia di Pavia (1525), prima di essere tradotto in Spagna. Appena giunto a Pizzighettone, il re dei Francesi, fu rinchiuso in una stanza del secondo piano della Torre Del Guado, arredata molto sobriamente con lo stretto indispensabile. In quella stanza, quella stessa prima notte, Francesco I scrisse alla madre Luigia di Savoia una lettera, che diventò famosa per una frase che gli storici semplificarono nella battuta: "tutto è perduto, fuorché l'onore e la vita". Francesco I, sebbene sorvegliato, poteva uscire, andare a spasso, assistere e partecipare a giochi e tornei allestiti appositamente per rallegrare la sua prigionia, neppure privata da piacevoli convegni galanti. Gli era altresì concesso intrattenersi con i notabili locali, in particolare trasse grande conforto dall'assistenza spirituale del parroco Gian Giacomo Cipelli. Fu dunque una prigionia abbastanza dorata, come si conveniva ad un re Francese, ed alquanto dispendiosa per le risorse del contado. Tornato libero il sovrano, il re ricordò la permanenza a Pizzighettone, inviando ricchi doni: un suo manto regale, un reliquiario con la sacra spina, un palio, che si conservano nella chiesa di S. Bassiano. Il corteo storico vuole dunque far rivivere quelle lontane vicende in un contesto monumentale verace testimone del tempo, in un'accurata e suggestiva ricostruzione che, per un giorno, riporta magicamente nell'eco del passato.

E.L.

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