MUSEO CIVICO DI: PIZZIGHETTONE

Pappagallo su di un albero di pero. Commesso in pietre dure, sec. XVIII

Sorto nel 1907 grazie alla passione e alle generose donazioni di alcuni privati cittadini, il Museo Civico di Pizzighettone si è successivamente arricchito d'ulteriori testimonianze della storia e della cultura del territorio circostante. Depauperato di buona parte delle collezioni alla fine della Seconda guerra mondiale,

S. Girolamo in preghiera. Rilievo in marmo con resti di policromia. Fine sec. XV, inizi sec. XVI

nel 1969 venne ricostituito nell'attuale sede, presso il Centro Culturale di via Garibaldi.
La sua peculiarità è quella d'essere un museo misto, che raccoglie cioè oggetti d'epoca e carattere diverso: le sue collezioni, infatti, abbracciano un arco di tempo vastissimo, compreso tra la preistoria e l'età contemporanea.
Diviso in sale tipologicamente e cronologicamente differenziate, il Museo consente ai visitatori di compiere un excursus nella storia del territorio che inizia con i reperti del Pleistocene per giungere all'Arte contemporanea.
All'interno della Sezione preistorica, alcuni pezzi meritano speciale attenzione: fra di essi vanno ricordate parti dell'apparato scheletrico di proboscidati, soprattutto di Mammuthus primigenius, progenitore degli attuali elefanti, vissuto nel Pleistocene superiore (35.000/10.000 anni fa circa). In particolare, vanno menzionati una mandibola perfettamente conservata, un cinto pelvico, oltre ad una vertebra dorsale e a un molare.
Di notevole importanza è anche una mandibola di Ursus arctos (Pleistocene superiore), che conserva ancora un canino.
Enrico della Torre - autunno - olio su tela, 1974

Attualmente quello di Pizzighettone è l'unico resto di tale specie recuperato in area padana: ritrovamenti di questo genere sono infatti molto più frequenti nella regione alpina.
Molto interessanti sono anche alcuni resti di piroghe, rudimentali imbarcazioni impiegate dai nostri antenati per gli spostamenti lugno i corsi d'acqua. Proseguendo nel tempo, sono reperibili tracce della civiltà romana, ravvisabili nella anfore e nelle tegole rinvenute nel territorio del Comune.
Carlo Vittori: - contadino con bue, disegno a matita su carta. Ante 1943 -

Tali reperti, pur non rivestendo un particolare significato da un punto di vista estetico, costituiscono una preziosa testimonianza di storia locale.
Notevole è inoltre una targa bronzea ascrivibile al IV sec. d.C, sulla quale è inciso uno scritto in capitale rustica.
Ricca ed estremamente interessante, è la Sezione delle Armi antiche, che annovera specialmente armi bianche, comprese tra Alto Medioevo e XIX sec, oltre ad attrezzi d'uso venatorio ed agricolo, impiegati a scopo difensivo ed offensivo. Tra i pezzi più significativi, si ricordano una celata del XIV sec., completa di protezione del naso, dei pugnali baselardi, sempre del XIV sec, una daga cinquedea di epoca rinascimentale, oltre a diverse altre spade, che mostrano l'evoluzione di tale tipo d'arma dal Medioevo all'Età moderna. Non vanno dimenticati, poi, gli svariati esemplari di spiedi, partigiane e altre armi in asta, cui s'aggiunge un piccolo nucleo di armi da fuoco: la canna di un archibugio del XVII sec. e fucili databili tra la fine del Settecento e il 1860.

La Sezione artistica ospita pezzi di tipologia diversa, databili tra il XV e il XVIII sec:

La fortezza. Statua in marmo. Prima metà secolo XVI

ad un'elegante tavoletta da soffitto con il Sacrificio di Isacco, di gusto tardo-gotico e fattura bembesca, si accostano il rilievo marmoreo collocabile tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento, rappresentante S.Girolamo, in preghiera di un ignoto scultore lombardo e le quattro statue cinquecentesche simboleggianti le Virtù cardinali, realizzate secondo quel gusto classico che vide, nell'ambito del Rinascimento lombardo, tra i suoi maggiori rappresentati Agostino Busti, detto "Il Bambaia".
Di ottima fattura è il rilievo ligneo con la Sacra Famiglia e i SS Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Maria Maddalena, pregevole esempio di scultura cremonese d'età barocca. Si può ammirare, inoltre, un commesso in pietre dure del XVIII sec, rappresentante un pappagallo su di un albero di pero, realizzato secondo una tecnica d'intarsio di marmi e pietre molto in voga in Toscana in quel periodo.
Infine, il Museo conserva anche una serie di dipinti, incisioni, acquarelli, eseguiti da artisti contemporanei, attivi prevalentemente in Lombardia. Fra di essi vanno menzionati Carlo Vittori, Enrico Della Torre, originario di Pizzighettone, i fratelli Dimitri e Pietro Plescan, Pierluigi Lavagnino ed altri. Tale raccolta, sorta come esempio dei gusti vigenti nella produzione artistica lombarda, intorno agli anni Settanta, conclude degnamente un percorso che, pur nelle ridotte dimensioni, è in grado di indirizzare il visitatore in un viaggio attraverso la storia e le radici di un territorio dai tempi più remoti ai nostri giorni.

Celata, sec XIV

ORARIO DEL MUSEO

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